sabato, 06 ottobre 2007, ore 17:48
Il vento si avvicino al giovane e gli sfiorò il viso. Aveva ascoltato la sua conversazione con il deserto, perchè i venti sanno sempre tutto. Attraversano il mondo, ma senza avere un luogo da cui nascere e un luogo in cui morire. "Aiutami" chiese il ragazzo al vento. "In te, un giorno ho udito la voce della mia amata."
"Chi ti ha insegnato a parlare il linguaggio del deserto e del vento?"
"Il mio cuore.", rispose il ragazzo.
.....
"Tu non puoi essere il vento", disse il vento. "Noi due siamo di natura diversa."
"Non è vero", affermo il ragazzo. "Mentre giravo il mondo insieme a te, ho conosciuto i segreti dell'Alchimia. In me ci sono venti, deserti, oceani, stelle e tutto quanto è stato creato nell'Universo. Siamo stati creati dalla stessa Mano, e abbiamo la stessa Anima. Voglio essere come te, penetrare ovunque, attraversare i mari, sollevare la sabbia che ricopre il mio tesoro, avvicinare la voce della mia amata."
....
"Lo chiamano Amore", disse il giovane, accorgendosi che il vento stava quasi per cedere alla sua richiesta. "Quando si ama, allora si riesce a essere qualunque cosa tra quelle della Creazione. Quando si ama, non si ha alcun bisogno di capire che cosa accade, perchè tutto incomincia ad accadere dentro di noi, e gli uomoni possono addirittura trasformarsi in vento. Purchè i venti li aiutino e chiaro."
....
"Mentre vagavo per il mondo, ho notato che molti parlavano dell'amore guardando il cielo",disse il vento, infuriato per il fatto di dover accetare i propri limiti. "Forse è meglio domandarlo al cielo."
"Allora aiutami", disse il ragazzo. "Riempi di polvere questo luogo, affinchè io possa guardare il sole senza accecarmi."
Il vento, allora, soffiò con molta forza e il cielo si riempi di sabbia, lasciando solo un disco dorato al posto del sole.
Nell'accampamento diventava sempre più difficile scorgere qualcosa. Gli uomini del deserto conoscevano bene quel vento. Si chiamava Simum, ed era peggio di una tempesta in mare, giacchè loro non conoscevano il mare. I cavalli nitrivono e le armi cominciarono a ricoprirsi di sabbia.
Sulla roccia, uno dei comandanti si rivolse al generale e disse:
"Forse è meglio smetterla."
Quasi non riuscivano a scorgere il ragazzo. I visi erano coperti da veli azzurri e i loro occhi, adesso, manifestavano solo sgomento.
"Smettiamola", insistette un altro comandante.
"Voglio vedere la grandezza di Allah", rispose generosamente il generale. "Voglio vedere come gli uomini si trasformano in vento."
Ma annotò mentalmente i nomi dei due uomini che avevano avuto paura. Appena il vento fosse cessato, li avrebbe destituiti dai loro incarichi, perchè gli uomini del deserto non sentono paura.
Paulo Choelho - L'Alchimista
halloween310
giovedì, 27 settembre 2007, ore 22:42
Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
Eugenio Montale
halloween310
venerdì, 07 settembre 2007, ore 20:21
Un altro sole, quando viene sera
Sta colorando l'anima mia
Potrebbe essere, di chi spera
Ma nel mio cuore è solo mia!
Zucchero - Così Celeste
halloween310
giovedì, 06 settembre 2007, ore 00:40
Lo spirito afflitto trova pace
solo in unione a uno spirito a lui simile.
I due convergono nell'affetto,
come uno straniero si rallegra
a vedere un altro straniero
in una terra lontana.
I cuori che si uniscono
per mezzo del dolore
non saranno separati
dalla gloria della gioia.
L'amore lavato dalle lacrime
rimane eternamente puro e bello.
Kahlil Gibran
halloween310
mercoledì, 05 settembre 2007, ore 22:57
Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici
per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino.
Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco,
vedendo molte lune passare,
gli altri li vediamo appena tra un passo e l'altro.
Tutti li chiamiamo amici e ce sono di molti tipi.
Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno
dei nostri amici.
Il primo che nasce è il nostro amico Papà e la nostra
amica Mamma,
che ci mostrano cosa è la vita.
Dopo vengono gli amici Fratelli, con i quali dividiamo il
nostro spazio affinché possano fiorire come noi.
Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che
rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene.
Ma il destino ci presenta ad altri amici che non
sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino. Molti di loro
li chiamiamo amici dell'anima, del cuore.
Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene,
sanno cosa ci fa felici. E alle volte uno di questi amici dell'anima
si infila nel nostro cuore e allora lo chiamiamo innamorato.
Egli da luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra,
salti ai nostri piedi.
Ma ci sono anche quegli amici di passaggio, talvolta una
vacanza o un giorno o un'ora. Essi collocano un
sorriso nel nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro.
Non possiamo dimenticare gli amici distanti, quelli
che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento
soffia appaiono sempre tra una foglia e l'altra.
Il tempo passa, l'estate se ne va, l'autunno si
avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono
l'estate dopo, e altre permangono per molte stagioni.
Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che
sono cadute continuano a vivere con noi, alimentando le nostre
radici con allegria.
Sono ricordi di momenti meravigliosi di quando
incrociarono il nostro cammino.
Ti auguro, foglia del mio albero, pace
amore, fortuna e prosperità.
Oggi e sempre........ semplicemente perché ogni persona che
passa nella nostra vita è unica.
Sempre lascia un poco di se e prende un poco di noi.
Ci saranno quelli che prendono molto,
ma non ci sarà chi non lascia niente.
Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e
la prova evidente che due anime non si incontrano
per caso.
Paul Montes
halloween310
domenica, 29 luglio 2007, ore 11:34
Sono trascorsi molti anni, ma ricordo come fosse ieri. Ero giovanissimo, avevo l'illusione che l'intelligenza umana potesse arrivare a tutto. E perciò m'ero ingolfato negli studi oltre misura. Non bastandomi la lettura di molti libri, passavo metà della notte a meditare sulle cose più astruse. Una fortissima nevrastenia mi obbligò a smettere; anzi a lasciare la città, piena di tentazioni per il mio cervello esaurito, e a rifugiarmi in una remota campagna umbra. Mi ero ridotto ad una vita quasi vegetativa: ma non animalesca. Leggicchiavo un poco, pregavo, passeggiavo abbondantemente in mezzo alle floride campagna (era di maggio), contemplavo beato le messi folte e verdi screziate di rossi papaveri, le file di pioppi che si stendevano lungo i canali, i monti azzurri che chiudevano l'orizzonte, le tranquille opere umane per i campi e nei casolari. Una sera, anzi una notte, mentre aspettavo il sonno tardo a venire, seduto sull'erba di un prato, ascoltavo le placide conversazioni di alcuni contadini lì presso, i quali dicevano cose molto semplici, ma non volgari né frivole, come suole accadere presso altri ceti. Il nostro contadino parla di rado e prende la parola per dire cose opportune, sensate e qualche volta sagge. Infine si tacquero, come se la maestà serena e solenne di quella notte italica, priva di luna, ma folta di stelle, avesse versato su quei semplici spiriti un misterioso incanto. Ruppe il silenzio, ma non l'incanto, la voce grave di un grosso contadino, rozzo in apparenza, che stando disteso sul prato con gli occhi volti alle stelle, esclamò quasi obbedendo ad una ispirazione profonda: "Come è bello! E pure c'è chi dice che Dio non esiste." Lo ripeto, quella frase del vecchio contadino, in quel luogo, in quell'ora: dopo mesi di studi aridissimi, toccò tanto al vivo l'animo mio che ricordo la semplice scena come fosse ieri. Un eccelso profeta ebreo sentenziò, or sono tremila anni: "I cieli narrano la gloria di Dio". Uno dei più celebri filosofi dei tempi moderni scrisse: " Due cose mi riempiono il cuore di ammirazione e di reverenza: il cielo stellato sopra di me e la legge morale nel cuore". Quel contadino umbro non sapeva nemmeno leggere. Ma c'era nell'animo suo, custoditovi da una vita onesta e laboriosa, un breve angolo in cui scendeva la luce di Dio, con una potenza non troppo inferiore a quella dei profeti e forse superiore a quella dei filosofi.
Enrico Fermi
halloween310
sabato, 21 luglio 2007, ore 14:32
La domanda è però se sia concepibile vivere una vita in cui si sarebbe così totalmente soli da non dipendere da nessuno.
Tutti noi dipendiamo gli uni dagli altri per ogni genere di cose, non è vero? Dipendiamo dal macellaio, dal fornaio, dal fabbricante di candele. Interdipendenza. Benissimo!
Abbiamo organizzato la società in questo modo e assegniamo funzioni diverse a persone diverse per il benessere di ciascuno, così da funzionare meglio e vivere in modo più efficiente - o almeno speriamo che sia così. Ma dipendere da un altro psicologicamente - dipendere da un altro emotivamente - cosa comporta? Significa dipendere da un altro essere umano per raggiungere la felicità.
Pensateci sopra. Perchè se lo fate, la prossima cosa che farete, ne siate coscienti o meno, sarà esigere che altre persone contribuiscono alla vostra felicità. Poi ci sarà un ulteriore gradino - paura, paura della perdita, paura dell'alienazione, paura di essere respinti, controllo reciproco.
L'amore perfetto esclude la paura. Dove c'è amore non ci sono pretese, aspettative, dipendenza. Io non esigo che voi mi facciate felice; la mia felicità non alberga in voi. Se mi doveste lasciare, non mi sentirei dispiaciuto per me stesso; godo immensamente della vostra compagnia, ma non mi abbarbico a voi. Godo della vostra compagnia sulla base del non-abbarbicamento. Non siete voi, cio di cui godo; è qualcosa di più grande di voi e di me. E' qualcosa che ho scoperto, una sorta di sinfonia, una sorta di orchestra che suona alla vostra presenza, ma quando voi ve ne andate, l'orchestra non smette. Quando incontro qualcun'altro suona un'altra melodia, altrettando deliziosa. E quando sono solo, continua. Ha un grande repertorio e non cessa mai di suonare.
Il risveglio è tutto qui. Ed è per questo che siamo ipnotizzati, addormentati, che abbiamo subito il lavaggio del cervello. Sembra una cosa terribile da chiedere, ma si potrebbe dire che voi mi amate, se vi abbarbicate a me e non mi lasciate andare? Se non mi lasciate stare? Si può dire che mi amate se avete bisogno di me psicologicamente o emotivamente, per la vostra felicità?
da Messaggio Per Un' Aquila Che Si Crede Un Pollo di Anthony De Mello
halloween310